Puntata 1 · Caravaggio prima di Caravaggio
Prima di Caravaggio, c'era Michelangelo. Prima del pittore che avrebbe sconvolto Roma. Prima della luce che avrebbe squarciato le tenebre.
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Prima di Caravaggio, c'era Michelangelo.
Prima del pittore che avrebbe sconvolto Roma.
Prima della luce che avrebbe squarciato il buio.
Prima del sangue, delle risse, dell'omicidio e della fuga…
c'era semplicemente Michelangelo Merisi.
Ed è da qui che comincia la nostra storia.
Milano, 1571.
È una città ricca, popolosa, governata dagli spagnoli. Una città di
commercianti e artigiani, di nobili e mendicanti, di chiese, botteghe,
mercati e strade affollate.
Il 30 settembre, nella chiesa di Santo Stefano in Brolo, viene
battezzato un bambino nato il giorno precedente.
Si chiama Michelangelo Merisi.
Per secoli si è creduto che fosse nato a Caravaggio, il piccolo centro
lombardo dal quale proveniva la sua famiglia.
I documenti hanno raccontato un'altra storia.
Michelangelo nasce a Milano.
Caravaggio gli darà il nome con cui il mondo intero lo conoscerà.
Suo padre è Fermo Merisi.
Sua madre, Lucia Aratori.
La famiglia non vive nella miseria. Possiede beni e ha rapporti con i
marchesi di Caravaggio.
Michelangelo trascorre così i suoi primi anni tra Milano e quel piccolo
centro della pianura lombarda.
Ma quando è ancora bambino, il mondo intorno a lui cambia
improvvisamente.
Nel 1576 arriva la peste.
Milano viene travolta.
Le autorità tentano di contenere il contagio. Le famiglie fuggono. Le
case si chiudono. Le processioni attraversano una città terrorizzata.
La morte diventa parte della quotidianità.
E arriva anche nella famiglia Merisi.
Nel 1577 muore Fermo, il padre di Michelangelo.
Nello stesso periodo scompaiono altri uomini della famiglia.
Michelangelo ha appena sei anni.
È suggestivo pensare al futuro pittore delle tenebre come a un bambino
cresciuto circondato dalla morte.
Ma non sappiamo cosa abbia lasciato realmente quell'esperienza dentro di
lui.
Sappiamo soltanto che la morte entra molto presto nella sua vita.
E non ne uscirà più.
Passano gli anni.
Il 6 aprile 1584 Michelangelo ha dodici anni quando viene affidato per
quattro anni alla bottega di Simone Peterzano, uno dei pittori attivi
nella Milano del tempo.
Peterzano si definiva allievo di Tiziano.
Per Michelangelo comincia il mestiere.
Perché essere pittore, nel Cinquecento, significava prima di tutto
imparare un lavoro.
Preparare le tele.
Macinare pigmenti.
Mescolare colori.
Conoscere oli e materiali.
Copiare.
Osservare.
Disegnare.
E guardare il maestro lavorare.
Ma fuori dalla bottega c'è un'altra scuola.
La Lombardia.
È una terra nella quale diversi pittori hanno sviluppato una
straordinaria attenzione per la realtà.
Volti veri.
Mani segnate dal lavoro.
Oggetti quotidiani.
Cibo.
Frutta.
Tessuti.
Persone che non sembrano appartenere a un mondo ideale, ma alla vita di
ogni giorno.
Michelangelo cresce artisticamente dentro questa cultura.
E impara qualcosa che diventerà fondamentale:
Guardare un volto senza renderlo più bello.
Guardare un corpo senza trasformarlo in un ideale.
Guardare una mela, una foglia, una cesta di frutta come se fossero degne
della stessa attenzione riservata a un principe.
Molti anni dopo, questo modo di osservare la realtà diventerà
rivoluzionario.
Per ora Michelangelo sta ancora imparando.
Nel 1588 termina il periodo previsto dal contratto con Peterzano.
Da questo momento la vita del giovane Merisi diventa più difficile da
ricostruire.
I documenti si fanno più radi.
Sono anni nei quali la storia lascia spazio a zone d'ombra,
ricostruzioni e ipotesi.
Ed è importante non trasformarle in certezze.
Nel 1590 arriva però un altro dolore.
Muore sua madre, Lucia.
Michelangelo ha diciannove anni.
La famiglia procede alla divisione dei beni.
Quel ragazzo che aveva perso il padre durante la peste è ormai
praticamente solo davanti alla propria vita.
E lontano dalla Lombardia c'è una città che sta cambiando.
Roma.
Alla fine del Cinquecento Roma è un gigantesco cantiere.
La Chiesa commissiona cappelle, pale d'altare, decorazioni.
Palazzi e chiese hanno bisogno di pittori.
Artisti provenienti da ogni parte d'Italia arrivano nella città dei papi
in cerca di lavoro, protezione e fortuna.
Anche Michelangelo parte.
Non conosciamo ogni dettaglio di quel viaggio e la cronologia dei suoi
primi spostamenti non è perfettamente limpida.
Ma nei primi anni Novanta del Cinquecento, il giovane pittore lombardo
raggiunge Roma.
Non ha ancora un nome importante.
Non ha una bottega famosa.
Non ha cardinali pronti a proteggerlo.
Roma non lo sta aspettando.
È soltanto uno dei tanti giovani artisti arrivati nella città più ambita
e spietata del suo tempo.
Ha poco più di vent'anni.
Porta con sé il mestiere imparato da Peterzano.
La pittura lombarda.
La memoria della sua terra.
E soprattutto…
porta con sé il suo modo di guardare.
Presto quello sguardo si poserà sui ragazzi delle taverne, sui giocatori
di carte, sulla frutta dei mercati, sui poveri, sui pellegrini, sui
corpi segnati dalla vita.
E quelle persone entreranno nei suoi quadri.
Michelangelo Merisi è arrivato a Roma.
È giovane.
Ha talento.
Ha bisogno di lavorare.
E ancora nessuno può immaginare che quel ragazzo lombardo cambierà per
sempre la storia della pittura.
Michelangelo è arrivato.
Caravaggio…sta per nascere.
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