Speciale Finale Roma · Fontana di Trevi e i desideri
Prima di cercare una moneta in tasca, fermatevi ad ascoltare. La Fontana di Trevi non è solo il monumento più fotografato di Roma. È il luogo dove Roma stessa affida i suoi desideri all'acqua.
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Fontana di Trevi – Dove Roma affida i suoi desideri all'acqua
Prima di cercare una moneta in tasca, fermatevi ad ascoltare.
La Fontana di Trevi si annuncia con un suono.
È il rumore dell'acqua.
Un rumore antico, continuo, che non si è mai fermato.
Scorre di giorno, tra le voci dei visitatori provenienti da ogni parte
del mondo, e continua di notte, quando la piazza si svuota e Roma sembra
tornare a parlare sottovoce.
C'è chi viene qui per l'arte, chi per il cinema, chi per una promessa
d'amore e chi per affidare un desiderio all'acqua.
La Fontana di Trevi, da secoli, accoglie tutti e restituisce a ciascuno
qualcosa di diverso: un ricordo, un'emozione, o semplicemente la voglia
di tornare a Roma.
La sua storia, in realtà, comincia molto prima della sua costruzione.
Bisogna tornare indietro di oltre duemila anni, al 19 avanti Cristo.
Roma è nel pieno del suo splendore e l'imperatore Augusto affida al suo
fidato generale, Marco Vipsanio Agrippa, il compito di portare nuova
acqua alla città.
Nasce così l'Acquedotto dell'Acqua Vergine, uno dei più straordinari
capolavori di ingegneria dell'antica Roma.
Secondo la tradizione, alcuni soldati romani, stanchi e assetati, erano
alla ricerca di una sorgente. Fu una giovane ragazza a indicare loro il
punto esatto in cui sgorgava l'acqua.
Era una vergine.
E da quella giovane fanciulla l'acquedotto prese il nome di Acqua
Vergine.
Ancora oggi, dopo più di duemila anni, è proprio quell'acqua ad
alimentare la Fontana di Trevi.
Pensateci per un istante.
L'acqua che vedete scorrere ha iniziato il suo viaggio nell'antica Roma
imperiale e continua ancora oggi a raccontare una storia lunga venti
secoli.
Per secoli, in questo punto della città, esistette una fontana molto più
semplice, destinata principalmente a segnare il punto terminale
dell'acquedotto.
Ma nel Settecento Roma desiderava qualcosa di diverso.
Desiderava un'opera capace di stupire il mondo.
Nel 1732, Papa Clemente XII indisse un concorso per la realizzazione di
una nuova fontana monumentale.
Ad aggiudicarsi il progetto fu l'architetto Nicola Salvi.
La sua idea era straordinariamente ambiziosa: non creare una semplice
fontana, ma una grande scenografia di pietra e acqua, un teatro
all'aperto in cui l'architettura e la natura sembrassero fondersi.
I lavori durarono oltre trent'anni.
Nicola Salvi non riuscì a vedere terminata la sua opera. Morì prima del
completamento della fontana, che venne conclusa nel 1762 dall'architetto
Giuseppe Pannini.
Eppure, ancora oggi, tutto ciò che vediamo porta la firma e il genio del
suo ideatore.
La Fontana di Trevi è il più grande complesso monumentale di questo tipo
costruito a Roma.
È alta oltre ventisei metri e larga quasi cinquanta.
La sua particolarità è quella di essere quasi "incastonata" nel Palazzo
Poli.
Non sembra un'opera aggiunta a un edificio.
Sembra piuttosto che il palazzo si apra improvvisamente per lasciare
spazio a una cascata di roccia, acqua e sculture.
Al centro domina la figura di Oceano, spesso confuso con Nettuno.
In realtà rappresenta la forza primordiale delle acque e l'immensità dei
mari.
La sua figura emerge da una nicchia monumentale e avanza su un carro a
forma di conchiglia trainato da due cavalli marini.
Ed è proprio qui che si nasconde uno dei simboli più affascinanti
dell'intera fontana.
I due cavalli non sono uguali.
Uno appare calmo e docile.
L'altro è impetuoso e quasi ribelle.
Rappresentano i due volti del mare.
La tranquillità e la tempesta.
La dolcezza e la forza.
L'ordine e l'imprevedibilità della natura.
Ad accompagnarli ci sono due Tritoni che, soffiando nelle loro
conchiglie, sembrano guidare il movimento delle acque.
Anche le statue collocate ai lati di Oceano raccontano una storia.
Una rappresenta l'Abbondanza, con la sua cornucopia colma di frutti.
L'altra rappresenta la Salubrità, simbolo dei benefici dell'acqua per la
vita e per la salute.
Sopra di esse, nei bassorilievi, è raffigurata proprio la leggenda della
giovane vergine che indicò la sorgente ai soldati romani e il momento in
cui Agrippa approva la costruzione dell'acquedotto.
Niente, in questa fontana, è lasciato al caso.
Ogni statua, ogni figura e ogni getto d'acqua raccontano il profondo
legame tra Roma e l'acqua.
D'altronde, la grandezza della città è stata possibile anche grazie ai
suoi acquedotti, tra le opere di ingegneria più straordinarie mai
realizzate dall'uomo.
Ma la Fontana di Trevi vive anche di leggende.
Pochi visitatori sanno che, accanto alla grande fontana, esiste una
piccola sorgente conosciuta come la Fontanella degli Innamorati.
La tradizione racconta che le coppie che bevono insieme da questa
fontana siano destinate a restare unite e fedeli per sempre.
Un'antica leggenda narra che i giovani soldati romani, prima di partire
per la guerra, si recassero qui con le proprie fidanzate per promettersi
amore eterno.
Forse è soltanto una storia.
Ma ancora oggi molte coppie continuano a cercare quella piccola fontana
nascosta.
Perché a Roma anche l'amore ha bisogno dei suoi riti.
C'è poi una curiosa storia tutta romana.
Sul lato destro della fontana si trova un grande vaso in travertino
chiamato dai romani Asso di Coppe, perché ricorda il simbolo delle carte
da gioco napoletane.
La leggenda racconta che durante la costruzione della fontana un
barbiere, la cui bottega si trovava proprio lì accanto, criticava
continuamente il lavoro di Nicola Salvi.
Ogni giorno aveva qualcosa da ridire.
Ogni giorno dispensava consigli e osservazioni.
Alla fine, stanco di quelle continue interferenze, l'architetto decise
di collocare quel grande vaso proprio davanti alla bottega, impedendogli
di vedere il cantiere.
Una piccola vendetta che ancora oggi fa sorridere i romani.
Ma se c'è un gesto che ha reso immortale la Fontana di Trevi, è quello
di lanciare una moneta nell'acqua.
La tradizione vuole che la moneta venga lanciata di spalle, usando la
mano destra sopra la spalla sinistra.
Una moneta garantirebbe un ritorno a Roma.
Due monete porterebbero un nuovo amore.
Tre monete annuncerebbero addirittura un matrimonio.
Nessuno sa con certezza quando questa tradizione sia nata.
Eppure, ogni giorno, migliaia di persone ripetono lo stesso gesto.
Perché in fondo tutti, almeno una volta nella vita, hanno bisogno di
affidare una speranza a qualcosa.
Ogni anno dalla fontana vengono raccolte centinaia di migliaia di euro
in monete, poi destinate ad attività di solidarietà e assistenza.
Così un piccolo gesto personale si trasforma in un aiuto concreto per
gli altri.
La Fontana di Trevi è diventata immortale anche grazie al cinema.
Nel 1960 il regista Federico Fellini la scelse come scenario di una
delle scene più celebri della storia del cinema nel film La dolce vita.
È notte.
La piazza è quasi deserta.
L'attrice Anita Ekberg entra nell'acqua della fontana e, rivolgendosi a
Marcello Mastroianni, pronuncia una frase diventata leggendaria:
"Marcello, come here!"
Quelle immagini hanno fatto il giro del mondo.
Da allora la Fontana di Trevi è diventata il simbolo della Dolce Vita,
del sogno italiano e di quella straordinaria capacità di Roma di essere,
allo stesso tempo, antica ed eterna.
Domani arriveranno altri visitatori.
Qualcuno scatterà una fotografia.
Qualcuno cercherà la Fontanella degli Innamorati.
Qualcun altro stringerà una moneta tra le dita e, in silenzio, esprimerà
un desiderio.
Poi la moneta cadrà nell'acqua.
E il rumore della fontana continuerà.
Lo stesso rumore che da secoli accompagna i sogni, le promesse e le
speranze di chi passa da Roma.
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