Stagione San Francesco di Paola · Puntata 9/10
Serie: Francesco. Il Santo venuto dal Sud

Puntata 9 · Perché la Calabria lo chiama ancora

Ci sono santi che si venerano. E ci sono santi che si sentono di famiglia. In Calabria, San Francesco di Paola appartiene alla seconda categoria.

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Ci sono santi che si venerano.

E ci sono santi che si sentono di famiglia.

In Calabria, San Francesco di Paola appartiene alla seconda categoria.

Basta osservare.

Il suo nome.

Francesco.

Franco.

Paola.

Le immagini nelle case.

Le statue.

Le edicole.

Le feste.

I pellegrinaggi.

Le barche.

I marinai.

Le automobili con una piccola immagine sul cruscotto.

Le madri che promettono un viaggio al Santuario.

Le persone che arrivano a piedi.

Quelle che piangono.

Quelle che non raccontano a nessuno perché sono lì.

Per capire Francesco non basta studiare il Quattrocento.

Bisogna guardare ciò che è accaduto dopo.

Perché la sua figura si è intrecciata con l'identità di una terra
abituata alla distanza dal potere.

Una terra di partenze.

Di emigrazione.

Di mare.

Di famiglie spezzate dalle partenze.

Di paesi interni.

Di povertà antiche.

Di devozioni trasmesse soprattutto attraverso gesti.

San Francesco è il Santo calabrese che arrivò davanti ai re senza
smettere di essere calabrese.

E questo conta.

Conta moltissimo.

Perché la sua storia rovescia una geografia del potere.

Non è il centro che porta civiltà alla periferia.

È un uomo nato alla periferia d'Europa che viene chiamato al centro.

Parte da Paola.

Arriva in Francia.

Non perché possiede un esercito.

Non perché è ricco.

Non perché appartiene a una grande famiglia.

Ma perché un re ha bisogno di lui.

È una storia potentissima per il Sud.

Il minimo diventa necessario al massimo.

L'eremita diventa necessario al re.

L'uomo senza denaro diventa necessario all'uomo che possiede un regno.

E poi c'è il Santuario.

Chi arriva a Paola non entra soltanto in una chiesa.

Entra in una geografia della memoria.

I luoghi legati all'eremitaggio.

L'acqua.

La Cucchiarella.

Gli spazi della comunità.

Le memorie dei prodigi.

Il torrente.

La pietra.

Il paesaggio.

Tutto sembra dire che Francesco sia esistito lì.

Non in un altrove astratto.

Lì.

Su quella terra.

Tra quelle montagne e quel mare.

Ed è forse questo uno dei segreti della sua devozione.

Francesco è universale senza essere generico.

Ha un luogo.

Ha un accento originario, anche se non possiamo ascoltarlo.

Ha una costa.

Ha una terra.

Ha una partenza.

Nel 1943 Papa Pio XII lo proclamerà patrono della gente di mare
d'Italia.

E l'immagine del mantello sullo Stretto troverà così un ulteriore
riconoscimento nella devozione ufficiale.

Ma Francesco è anche patrono della Calabria.

E qui il legame diventa quasi politico nel senso più profondo della
parola.

Non partitico.

Politico perché riguarda una comunità.

Chi vogliamo essere?

Che cosa significa essere ultimi?

È una condanna?

Oppure può diventare un punto da cui guardare il mondo diversamente?

Francesco chiamò i suoi seguaci Minimi.

Forse è proprio questa la parola che la Calabria ha riconosciuto.

Perché una terra spesso considerata periferica ha visto in lui la
possibilità di un rovesciamento.

Essere piccoli non significa essere irrilevanti.

Essere lontani non significa essere invisibili.

Essere poveri non significa non avere dignità.

E un uomo può partire da una grotta sopra Paola e arrivare davanti a un
re.

Senza diventare servo del re.

Resta però un'ultima domanda.

Al di là dei miracoli.

Al di là del mantello.

Al di là delle statue.

Chi era davvero Francesco?

Nell'ultima puntata proveremo a rispondere.

E forse scopriremo che il particolare più sorprendente della sua vita
non è quello che ha fatto.

È quello che ha rifiutato di diventare.

Dove si trova Calabria (regione)

Il Santuario di San Francesco di Paola è meta di pellegrinaggio dal Quattrocento. Se ti capita di passare per la Calabria, cerca il beacon Civiglio: la stessa storia ti aspetta direttamente sul tuo telefono.